Percorso giuliesco

Un itinerario attraverso le opere di Giulio Romano

Giulio Romano
Nasce a Roma, probabilmente nel 1499, e muore a Mantova nel 1546. E’ tra i principali collaboratori di Raffaello; assieme al compagno Francesco Penni, eredita la bottega del maestro (1520), con la ricca dotazione di opere incompiute e disegni. Il marchese Federico II Gonzaga, che desidera avere a corte un artista valente, chiede a Giulio di trasferirsi a Mantova, consigliato nella scelta dal proprio ambasciatore a Roma, il grande letterato Baldassarre Castiglione.
Giulio fornisce disegni e modelli per opere mantovane senza muoversi dalla città pontificia, ove è impegnato a ultimare i lavori lasciati incompiuti da Raffaello e a eseguire nuove importanti commissioni, di pittura come di architettura.
Quando, nell’ottobre del 1524, raggiunge la corte dei Gonzaga, Federico lo accoglie colmandolo di cortesie e di regali. Ora conviene affidarsi alla narrazione del Vasari, che riporta, per così dire, l’atto di nascita di Palazzo Te (1) . Il marchese dona all’artista uno dei suoi cavalli più belli, e “montato che Giulio vi fu sopra, se n’andarono fuor della porta di S. Bastiano, lontano un tiro di balestra, dove sua eccellenza aveva un luogo e certe stalle chiamato il Te, in mezzo a una prateria, dove teneva la razza de’ suoi cavalli e cavalle. E quivi arrivati, disse il marchese che arebbe voluto, senza guastare la muraglia vecchia, accomodare un poco di luogo da potervi andare e ridurvisi tal volta a desinare, o a cena per ispasso. Giulio, udita la volontà del marchese, veduto il tutto, e levata la pianta di quel sito, mise mano all’opera”.
Palazzo Te è quindi il primo importante lavoro cui Giulio si dedica nella seconda parte della sua vita, interamente trascorsa a Mantova.
Mentre ancora fervono i lavori in questa villa suburbana, Giulio progetta la ristrutturazione dell’Appartamento di Troia in Palazzo Ducale (3), diversi ambienti nel castello di S. Giorgio e una palazzina contigua al castello stesso, fatta costruire per Margherita Paleologo, che va sposa a Federico II Gonzaga nel 1531.
Scomparso Federico nel 1540, per il cardinale Ercole Gonzaga ricostruisce la Cattedrale di Mantova (4), ricreando al suo interno la suggestione austera delle basiliche paleocristiane di Roma. È suo anche il progetto della basilica di San Benedetto in Polirone, concepito con solenni scansioni spaziali ed eleganza di ornati.
Negli ultimi anni della sua vita, Giulio costruisce anche una elegante casa (2) per sé, ancora visibile nell’attuale via Poma. Mantova è tra le poche città che possono vantare la fortuna di conservare case costruite da importanti artisti per sé e famiglia: oltre a quella di Giulio, si può visitare la Casa del Mantegna, in via Acerbi, e ammirare l’interessante facciata della casa di Giovan Battista Bertani, con iscrizioni relative a norme architettoniche, in via Trieste.
L’influenza di Giulio Romano non si limita al mantovano, ma riguarda tutta l’Italia settentrionale e alcuni paesi d’oltralpe. Il grande artista ha il merito di riproporre la lezione appresa da Raffaello, aggiungendovi chiare suggestioni michelangiolesche, ma elaborando il tutto in un linguaggio personale potente, sorprendente e contemporaneamente suasivo, accattivante. Anche i grandi artisti veneti, peraltro in relazione con la corte gonzaghesca, come Tiziano, Veronese, Tintoretto, Palladio, mostrano di aver fatto tesoro dei suoi insegnamenti. La sua fama internazionale è attestata anche da un verso di Shakespeare, che lo individuava come “quel raro maestro italiano, Giulio Romano” (Racconto d’inverno).

1. Palazzo Te
2. Casa di Giulio Romano
3. Palazzo Ducale - Gli interventi di Giulio Romano
4. Cattedrale di San Pietro (Duomo)